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L'intervista

Amatoriali e promozione

di Alessandra Agosti

Come può una compagnia amatoriale promuoversi al meglio? Come può farsi conoscere da chi organizza eventi e rassegne? Quali strumenti dovrebbe utilizzare e in che modo? Lo abbiamo chiesto ad Annalisa Carrara, direttrice del Teatro Civico di Schio ed esperta di organizzazione nel campo dello spettacolo. Da lei, tanti consigli pratici e spunti di riflessione. Numerosi e puntuali i suoi suggerimenti, frutto di una visione concreta e di un’esperienza diretta di quel teatro nel quale, più che mai, sapersi proporre nella maniera giusta è un fattore essenziale.

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Qual è il primo passo che una compagnia deve fare per proporre un proprio spettacolo?
Verificare dove può esserci interesse per il suo spettacolo. Se un teatro ha in cartellone, ad esempio, solo grandi artisti, è anche inutile proporsi. Occorre cioè capire quale può essere l’interlocutore adatto, che può anche essere un’area o un’azienda: fare marketing del “prodotto” è proprio indagare per comprendere a chi può interessare quello che abbiamo da offrire, per tematica o altro. La capacità di analisi in questo senso è essenziale.

Come fare a farsi conoscere?
Partecipare a festival, concorsi, rassegne in cui si abbia una visibilità diffusa e adatta al nostro scopo è molto utile. Anche questo fa parte dell’analisi complessiva di cui si parlava. Ma è altrettanto importante “intercettare” persone del giro: critici, organizzatori… e proporsi a loro, anche allestendo una visione privata, se può servire, per far sì che la voce della qualità del lavoro (perché questo rimane comunque il punto essenziale) cominci a girare.

Chi organizza riceve enormi quantità di materiali promozionali. Come proporre un buon kit promozionale?
I materiali devono essere piacevoli da vedere, ma non solo. Una cosa importante e spesso sottovalutata è il logo della compagnia: si può riuscire ad averne uno che funzioni anche senza spendere una fortuna, ma è un investimento da fare, perché è importante per la riconoscibilità: far sì che il tuo logo e il tuo nome siano “riconoscibili” è già un’operazione che ti stacca dalla mole di materiale che arriva a chi fa questo mestiere.

Entriamo più nel dettaglio. Che cosa deve contenere la scheda di una compagnia o di uno spettacolo?
Come compagnia bisogna presentarsi con chiarezza, dando informazioni non didascaliche e pedanti, ma spiegando le proprie motivazioni, rendendo appetibili le proprie scelte ragionate. Per uno spettacolo servono buoni materiali: dalla scheda artistica completa con tutto il cast, ad una scheda tecnica sintetica (più ampia solo se lo spettacolo richiede dotazioni tecniche non nella norma); ma grande attenzione anche alle fotografie e a eventuali ringraziamenti significativi...

In che senso?
Aver fatto lavorare tante persone crea ricadute d’ambiente e questo aspetto è un punto di forza del teatro amatoriale: far vedere che hai una larga base di persone che ti seguono significa che puoi muovere pubblico. Una compagnia amatoriale deve sfruttare questi mezzi: il valore aggiunto di un seguito.

E per distinguersi?
Diciamo che nei materiali cerchiamo qualcosa che incuriosisca, un’idea che si stacchi dal coro. Oppure si segue il “momento”, il genere che va “di moda”… Difficile dare un’indicazione valida per tutti. Di certo le schede devono essere fatte con una certa professionalità, serie e ben curate.
Una cosa fondamentale, come dicevamo, sono le foto, i materiali visivi. Bisognerebbe fare dei corsi solo su questo. Già quando si debutta bisogna avere dei materiali pronti e dopo il debutto bisogna muoversi: perché se prima due foto volanti si possono accettare, dopo no. Bisogna farle e farle bene.

Come va confezionato e recapitato il tutto?
Il materiale cartaceo, se non richiesto espressamente dal teatro o dall’istituzione, non serve. Meglio lavorare online. Il primo contatto dev’essere pulito, elegante, con una scheda artistica pensata bene. La scheda tecnica, come accennavo, è un passaggio successivo, necessaria al primo contatto solo se l’allestimento ha esigenze specifiche o particolari. Altro consiglio, mettere sempre il cachet.

E per la tempistica come regolarsi?
In generale il mondo amatoriale può muoversi con tempi meno lunghi dei professionisti. Per l’amatoriale, ad esempio, mandare adesso il materiale per la stagione autunnale dei teatri maggiori è troppo presto, perché è facile che ci si dimentichi, che la scheda vada persa... Per i teatri di una certa dimensione, il primo pensiero è la stagione serale: quando quella è definita, ti viene l’idea di cosa vuoi dall’amatoriale. È comunque inutile, anzi è controproducente, mandare le proprie informazioni con periodicità, finendo con l’intasare le caselle di posta. A chi, invece, sai già che propone una rassegna amatoriale, l’invio a febbraio-marzo può andare bene, facendolo seguire da una chiamata o dall’invio di un “aggiornamento” (che è comunque un modo per far ricordare che ci sei): in questo caso non occorre rimandare la scheda, ma magari segnalare del nuovo materiale fotografico o altro. Insomma, il tutto dipende dall’interlocutore con il quale ti relazioni: bisogna avere pesi e misure diverse.

È utile che la compagnia definisca al proprio interno un referente per la promozione e i rapporti con gli organizzatori?
Assolutamente sì, anche una volta avviato un eventuale rapporto. Nella fase del contratto ci sono sempre mille problemi: se si sa già che questo può rappresentare uno sforzo troppo grosso per la compagnia, meglio non mettersi nemmeno in gioco. Per l’organizzatore non c’è niente di peggio di avere tempistiche strette e non trovare, dall’altra parte, la persona con cui abbia già parlato e che sappia già tutti i dettagli.

Una delle caratteristiche del teatro amatoriale dovrebbe essere il coraggio di mettere in scena anche cose meno commerciali. Se una compagnia proponesse qualcosa di apparentemente invendibile ma particolarissima, cosa dovrebbe fare per proporla ad un organizzatore... e convincerlo?
Potrebbe provare con una bacchetta magica! A parte gli scherzi, dovrebbe chiedersi: c’è un territorio, una realtà in cui questa cosa può avere un valore? Una volta individuato questo spazio si prova con più istituzioni, per montare una rete. Bisogna riuscire a farsi fissare un appuntamento, e presentare le cose in modo appetibile. Bisogna inventarsi dei punti di forza, perché per come sono strutturati i teatri è più facile portarlo fuori, in spazi alternativi o in festival… Se si vuole poter sperimentare, bisogna avere un luogo ed un pubblico che segue. Oggi bisogna muoversi bene, andare a vedere cosa fanno gli altri. In giro per l’Italia o all’estero. È in questo modo che si accede a tante informazioni, e magari trovi quella giusta per te, che ti fa il vestito giusto. Bisogna sempre tenere un piede nel tempo e guardare anche a chi è più avanti di te. Ma un altro suggerimento che mi sento di dare è di pensare a possibili collaborazioni; unitevi tra compagnie, create qualcosa di omologabile: un progetto condiviso spendibile presso gli organizzatori.

Lei prima sottolineava come la qualità sia comunque l’elemento alla base di tutto. Qualche consiglio?
Bisogna lavorare prima di tutto su quella. Quando una cosa funziona, in un modo o nell’altro la voce arriva agli organizzatori. Per questo, ad esempio, prima accennavo ai critici, ai quali far vedere quello che fai. Questo è fondamentale: vicino all’armamentario tecnico dovrebbero sempre esserci dei tutor, che ti sottolineano dove sbagli. Bisogna investire in questo, trovare dei referenti affidabili, che segnalino cose di cui a volte non ci si rende conto. È un valore aggiunto per misurarsi con se stessi e con gli altri.

 

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