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PRIMO PIANO - IL GRAN TEATRO DEL WEB

Si autodefinisce «il luogo dove cinque coinquilini (e tantissimi ospiti) convivono. E dove girano video divertenti, ironici e virali». È Casa Surace, la casa più famosa del web, realtà costituita nel 2015 quasi per scherzo e oggi fenomeno mediatico da decine di milioni di visualizzazioni: una "cuofana" per dirla alla loro maniera.

Padri di una lingua comune del sud, maestri della comunicazione e acrobati dell'ironia, i Casa Surace sono ormai corteggiati anche da grandi marchi italiani e internazionali. Hanno compiuto un autentico miracolo mediatico, grazie al quale oggi da Bolzano a Lampedusa, ma anche in giro per il mondo, si sa che "dueddue" è un'unità di misura regolarmente registrata, che "fare un poco di caffè" è sempre cosa buona e giusta, soprattutto se passa la processione, e che il "boccaccio" non è un pittore, ma uno strumento indispensabile alla vita di tutti giorni (sì sì, andate a vedere che cos'è nella pagina Facebook dei Casa Surace).
Ma che cosa c'è dietro questo straordinario successo e quali fili legano questo nuovo "teatro" che è il web al teatro tradizionale? Lo abbiamo chiesto a Daniele Pugliese, cofondatore di Casa Surace con Simone Petrella, Alessio Strazzullo, Andrea Di Maria e Luca Andresano.

I vostri video sono dedicati sia a grandi categorie (differenze tra nord e sud, ricette, parodie...) sia ad eventi legati all'attualità. Come scegliete le idee da sviluppare e come le elaborate fino alla sceneggiatura?
Di solito nel nostro gruppo valutiamo buona un'idea quando qualcuno la propone e gli altri smettono di guardare le stories su instagram per ascoltarlo. Succede raramente ovviamente. In verità parliamo di quello che ci succede tutti i giorni, o di quello che succede nel mondo, e di solito dopo che un'idea viene proposta, si fa il caffè. E mentre il caffè esce, si pensano i vari sketch in cui l'idea può essere articolata. Per la sceneggiatura è semplice: noi autori non sappiamo scrivere, i nostri attori non sanno leggere, puntiamo sulla tradizione orale.

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Ma quanto nasce a tavolino e quanto dall'improvvisazione e dall'apporto degli attori? Tanto più che i vostri personaggi sono "maschere" di una vera e propria commedia dell'arte contemporanea...
In effetti molti nostri video nascono dall'improvvisazione. Un'improvvisazione studiata e che video dopo video ha sempre più fatto leva sul conoscersi, come in una compagnia teatrale. Oggi dobbiamo per forza preparare le sceneggiature, per esigenze organizzative! Ma lasciamo sempre molto spazio alle idee del momento. Basta pensare che ogni nostro video dura circa 3-4 minuti, ma potrebbe durarne 20-25 per le battute registrate.

Tra chi recita e chi dirige c'è chi ha avuto o continua ad avere esperienze teatrali? Se sì, lo considerate un valore aggiunto?
Sì, sia il nostro regista che parte dei nostri attori e autori hanno avuto esperienze teatrali. Sono molto importanti. Quando montiamo i video cerchiamo solo di rendere di nuovo il ritmo comico che le scene avevano quando le abbiamo girate. Spesso chiamiamo attori teatrali (Antonella Morea, ad esempio) perchè ci piacciono molto la recitazione e i tempi comici che portano nei video.

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L'uso di lingue locali è spesso visto come un limite. Al contrario, voi avete fatto del dialetto e di una cultura il nucleo della vostra azione, riuscendo a creare una "comunità" senza confini. Ve lo immaginavate e che tipo di lavoro attuate sul linguaggio?
No, non ce lo aspettavamo! Oggi sappiamo che alcune parole che usiamo rimbalzano sui social network e diventano modi di esprimersi. Dietro il dialetto c'è un'identità di cui le persone sono orgogliose. Noi abbiamo creato una lingua del sud, che non ha origine precisa in nessuna regione ma prende un po' da tutte… In particolare siamo orgogliosi di aver esportato in tutta Italia il termine “ciutaglione” che si usa a Sala Consilina, da dove viene parte del nostro gruppo.

Ultima domanda: il piccone dell'ironia può davvero abbattere i muri?
Il piccone dell'ironia non lo sappiamo, ma quello di Zio Vito sicuro. Una volta ha buttato giù tutto il salotto in 3 ore, perchè non c'entrava il tavolo per il pranzo di Pasqua.

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