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Ricordo

Sipario sempre aperto
per Luigi Lunari

Quest'estate, in un caldo giorno d'agosto, se n'è andato Luigi Lunari. Il drammaturgo, lo scrittore e il saggista ma anche e soprattutto, per Fita Veneto, un compagno di tante avventure teatrali, una miniera inesauribile di cultura del palcoscenico e non solo, un vulcano di idee con il quale si poteva anche discutere ma dal cui fascino era impossibile non essere conquistati.
«Della nostra Federazione regionale – aveva detto in quei giorni il presidente Fita Veneto, Mauro Dalla Villa - Lunari era da molti anni consulente artistico e selezionatore finale del Festival Nazionale “Maschera d’Oro”. La sua perdita ci addolora profondamente, per il legame speciale che nel tempo si era creato con lui: un autore acclamato nel mondo che, però, per il teatro amatoriale aveva da sempre un’attenzione particolare. Per noi è stato un punto di riferimento, un’inesauribile fonte di cultura teatrale e ispirazione, una spinta costante a migliorarci, un provocatore intelligente e acuto, un instancabile e generoso consigliere per noi come Federazione e per le nostre compagnie. Oggi, stringendoci alla sua famiglia, non possiamo che tornare a dirgli ancora una volta grazie».
«Con Lunari se ne va un grande uomo di teatro ma anche e soprattutto un amico – aveva aggiunto Aldo Zordan, vicepresidente nazionale Fita e presidente del festival “Maschera d’Oro” -. Ci ha dato grandi testi, veri gioielli di drammaturgia, e acute e profonde letture della storia del teatro. Ma a livello personale oggi ricordo soprattutto l’uomo e l’amico, le tante ore spese a parlare di teatro e a viverlo, il suo impegno prezioso e instancabile come selezionatore della “Maschera”, i progetti e gli allestimenti su cui abbiamo lavorato, le discussioni e le chiacchierate. Il modo migliore di rendergli onore sarà continuare a far vivere il suo bellissimo teatro».
Nato a Milano nel 1934, dopo la laurea in Giurisprudenza e studi musicali, nel 1960 Luigi Lunari entrò al Piccolo Teatro come incaricato dell’Ufficio Studi, per poi divenire stretto collaboratore di Paolo Grassi e di Giorgio Strehler, per il quale tradusse testi di Brecht, Shakespeare e Cecov. Nel 1982 se ne andò, per diversità di vedute proprio con Strehler (al riguardo, imperdibile lo spassoso racconto “Il Maestro e gli altri” del 1990).
Per il teatro ha scritto commedie e drammi dagli anni Cinquanta fino a tempi recentissimi. Tra le sue opere più celebri e rappresentate in tutto il mondo da ricordare “Tre sull’altalena”, “L’incidente”, “Non so, non ho visto, se c’ero dormivo” (per i Gufi), “Il senatore Fox”, “Nel nome del padre” e “Il canto del cigno”. Queste e molte altre continuano ad essere rappresentate con successo anche da numerose compagnie amatoriali, che della scrittura di Lunari hanno sempre apprezzato la linearità, la potenza, la sottile ironia e il perfetto respiro teatrale.
Ma Lunari è stato anche scrittore, sceneggiatore di successo per la televisione e la radio e raffinato saggista: da segnalare, in particolare, le opere di Molière e di Carlo Goldoni, curate per la Collezione di Teatro della Biblioteca Universale Rizzoli, e le prefazioni al Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand (1986), a Il principe di Homburg di Heinrich von Kleist (1983), allo Zio Vania di Anton Pavlovič Čechov (1997) e a Le Cid di Pierre Corneille (2012).

Per ricordarlo, riproponiamo l'intervista-monografia che gli avevamo dedicato nel numero 1 del 2015 della nostra rivista, nella piccola collana dedicata ai Protagonisti della Scrittura Teatrale. Un modo per rendere omaggio ad un autore che del teatro italiano e internazionale è stato autentico protagonista e che certamente il grande mondo del teatro amatoriale Fita non dimenticherà, continuando a proporre le sue splendide opere: quelle nelle quali raccontava l'uomo e la vita con ironia e profondità.

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