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PRIMO PIANO - Fondamenta, impegno ed emozioni

Quattro giorni vissuti intensamente, carichi di emozioni e stimoli, sia durante il percorso formativo vero e proprio sia al di fuori: nelle ore trascorse insieme, tra ragazzi fino al giorno prima sconosciuti gli uni agli altri, ma uniti dalla comune passione per un teatro che sappia andare anche al di là del palcoscenico, che sappia farsi strumento di dialogo e di ascolto, soprattutto nei confronti di chi ha una voce che, il più delle volte, non riusciamo a sentire.
Tutto questo è stata la tappa veneta adi Fondamenta – Una rete di giovani per il sociale, svoltasi ad Adria (Rovigo) e articolata in un workshop da giovedì 5 a sabato 8 giugno, in una sala messa a disposizione dal Comune, e in un evento pubblico conclusivo domenica 9, al Museo Archeologico della città.
Promosso dalla Federazione Italiana Teatro Amatori in cofinanziamento con il Ministero del Lavoro e della Politiche sociali (grazie ad un bando vinto da Fita), il progetto è stato curato in Veneto dal Comitato regionale della Federazione, in partnership con i Comuni di Adria e di Monticello Conte Otto, centro del Vicentino nel quale sarà riproposto dopo l’estate.
Il percorso, articolato in 18 ore, ha interessato dodici giovani dai 18 ai 30 anni provenienti da varie province della regione ed è stato condotto da tre docenti: Guido Zovico, "tessitore sociale", co-fondatore del Festival Biblico e responsabile dell'area partner e fund raising di "Padova capitale europea del volontariato 2020"; Biagio Graziano, educatore musicale e teatrale ed esperto di tecniche di educazione attiva; e Matteo Corbucci, burattinaio e docente di Pedagogia sperimentale all'Università di Roma "Sapienza".
Al centro del suo intervento, che ha occupato le prime sei ore del workshop, Zovico ha posto il tema della progettualità in ambito sociale, portando i corsisti a riflettere, prima di tutto, sul senso profondo di alcune parole chiave, così da indirizzare al meglio l’ideazione e la realizzazione di qualsiasi proposta. Grazie alla sua lunga esperienza nel settore, il docente ha poi portato alcuni esempi concreti di progetti per il sociale, analizzando sia i lati positivi di quelli andati a buon fine sia i motivi che hanno portato altre proposte, sulla carta vincenti, a non essere concluse.
Al termine del suo intervento, abbiamo raccolto alcune sue riflessioni:

Nei due giorni successivi, i ragazzi si sono poi avventurati nel colorato mondo del teatro di figura, accompagnati da Biagio Graziano e Matteo Corbucci. Dopo una breve introduzione storica e alcune nozioni di base sui burattini e il loro utilizzo, i giovani sono passati all’azione, realizzando in prima persona una serie di personaggi poi utilizzati per mettere in scena “Il principe granchio”, racconto della tradizione popolare veneta scelto per l’occasione. Gli stessi burattini sono stati successivamente utilizzati, nella fase laboratoriale condivisa svoltasi nel pomeriggio di sabato, dai ragazzi dell’Associazione Pianeta Handicap – Mosaico Friends di Adria, come strumento di espressione e interazione tutto da esplorare e – come ha confermato l’esperienza – dalle notevoli potenzialità.
Queste le riflessioni di Biagio Graziano e Matteo Corbucci al termine della due giorni di corso:

Particolarmente apprezzati dai corsisti sono stati l’approccio pratico e la piena libertà espressiva lasciata loro: uno spazio di autonomia e creatività che ha consentito ai giovani di riscoprire e valorizzare aspetti della propria interiorità in buona parte abbandonati con il trascorrere degli anni e il passaggio all’età adulta; ma in realtà preziosi, sia per se stessi, sia per avvicinarsi con uno sguardo nuovo al proprio impegno in ambito sociale, quando sono chiamati ad intervenire in situazioni di disagio e fragilità.
Qui di seguito, una sintesi delle riflessioni espresse da alcuni di loro durante l’incontro pubblico di domenica al Museo Archeologico, quando hanno riproposto “Il principe granchio” agli intervenuti, tra i quali i ragazzi di Pianeta Handicap.

ILARIA
Io sono cresciuta nel teatro, fin da piccola. Però sono arrivata con un'idea sia della Fita che del teatro che è un po' stata sconvolta, migliorata grazie a questa esperienza. Non è stato solo fare comunità. Anche nel personale mi ha aiutata a crescere, anche se il tempo è stato poco.
Di questa esperienza rimarranno tante cose, anche solo il fatto di creare il burattino. Ci hanno dato la testa e ci hanno detto "create qualcosa": quindi bisognava sprigionare la fantasia più pura. Ho anche vissuto un momento di difficoltà, perché all'inizio avevo pensato ad una cosa che però non mi è riuscita; ed è stato bellissimo ed apprezzatissimo il fatto che non sono rimasta sola: mi hanno aiutata ad andare avanti comunque e a realizzare qualcosa a cui all'inizio non avevo pensato; e non una cosa "buttata là", del tipo "bisogna fare in fretta"... Poi, quando li abbiamo utilizzati, i burattini hanno "preso vita", abbiamo creato più storie partendo da una sola, ognuna con qualcosa di diverso, perché abbiamo avuto la possibilità di approcciarci a qualcosa che non conoscevamo, ma tutto è uscito in modo naturale, senza problemi. Ecco, mi resta questa sensazione di libertà.

BENEDETTA
Per me è stata un po' scardinata l'idea del burattino. Ho sempre vissuto il teatro come una cosa estremamente fisica, forse perché sono nata in un contesto popolare, dove quindi devi essere in prima linea. Il fatto di dover rimandare il tutto ad una mano che muove qualcosa che costruisci non mi dava molte speranze né aspettative; in più con la difficoltà di doverlo utilizzare in casi di limitazione con i ragazzi. Quindi ero molto scettica, ad un certo punto, ma in realtà ho notato che togliendo, dai di più. Mi sono detta: "Come, non ci hai pensato prima?", perché si pensa sempre ad aggiungere, ma in realtà è togliendo che si dà importanza alle cose più piccole. Per me è stato molto positivo l'incontro coi ragazzi, molto bello, e ringrazio la Fita per questo, perché mi ha dato l'opportunità di incontrare altri giovani che fanno teatro (alle volte in compagnia è difficile trovare coetanei), che mi hanno portato le loro esperienze teatrali ma anche personali, che ho assimilato, visto che abbiamo avuto modo di scambiarci tante opinioni che sicuramente mi rimarranno.

FEDERICA
Lavoro per una cooperativa sociale e ho già collaborato con l'associazione "Pianeta Handicap", quindi i ragazzi già li conoscevo. A differenza di altri corsisti, però, io non avevo esperienze teatrali dirette, anche se gli anni scorsi coi ragazzi abbiamo organizzato spettacoli di burattini "da principianti", senza nessuna esperienza in materia. Quindi ho provato a fare questo corso perché lo vedevo come un'occasione per imparare nuove tecniche e modalità. Ma mi è stato sconvolto tutto, nel senso che all'epoca non eravamo partiti dalla creazione da zero dei burattini, ma usando qualcosa di preconfezionato cui aggiungere magari qualcosa… e io dico sempre che non ho assolutamente manualità creativa e che non sono portata: invece mi sono ricreduta quando ho visto la mia creazione, e ho pensato a quanta potenzialità ci può essere anche con i ragazzi, partendo da zero con la creazione di tutto. Poi l'esperienza del laboratorio è stata anche illuminante, perché di solito eravamo abituati a guidare molto i ragazzi con copioni, una cosa precisa da seguire e si realizzava lo spettacolo. Il bello è stato che loro ad un certo punto si sono messi in gioco, senza linee guida, e magari hanno “fatto se stessi” attraverso i burattini. Questo conferma che il teatro è una bellissima forma di espressione che può arrivare anche dove la comunicazione trova delle difficoltà. L'ho trovata un'esperienza bellissima e ringrazio i docenti e gli organizzatori.

VALERIA
Questa esperienza mi ha sorpresa oltre ogni aspettativa. Mi ha dato moltissimo, soprattutto perché a me piace veramente la condivisione, la compagnia, parlare, raccontare; mi piace il teatro, e ne ho scoperto una nuova forma che non avevo mai sperimentato prima; e poi mi piace molto l'idea di coinvolgere quella parte di comunità che sembra avere più difficoltà, anche se poi ci siamo resi conto che quelli in difficoltà eravamo noi: loro, appena hanno preso in mano, il burattino hanno fatto tutto, hanno raccontato le storie, non avevano inibizioni, non avevano nessun tipo di vergogna, sapevano quello che dovevano fare. Noi abbiamo fatto più fatica. Bisogna fidarsi. L'incontro con le vite degli altri è sempre importante, anche perché è un contesto nuovo, è bello vedere che siamo tutti molto giovani ma siamo anche maturi... quindi non è vero che i cosiddetti "giovani 2.0" sono senza "Fondamenta": le abbiamo.

ANNA
Rispetto a questo progetto sono davvero tante le sfaccettature da prendere in considerazione. La prima, la più commovente, è che oggi siamo proiettati sempre sul fatto che quando si fa una cosa bisogna sempre raggiungere un risultato finale che deve rientrare entro determinati standard; invece in questi tre giorni è stato un lavorare per sperimentare, si lavorava facendo, e questo credo sia bellissimo. Secondo: è stato tutto molto bello dal punto di vista umano e organizzativo, perché ho capito quanto sia difficile mettere in moto qualcosa per rendere concreta un'idea alla quale si tiene molto. È importante, perché da giovane vedere altri giovani che credono in qualcosa, e che cercano di metterlo in pratica e fanno molto per questo, è sicuramente uno stimolo per credere anche in me stessa, in quello che vorrei mettere in pratica, e vedere che ci sono le possibilità per farlo è rincuorante. Poi il fatto che il nostro pubblico giovane oggi sia molto scarso… ci dice che abbiamo ancora tanto da lavorare: ma è già un inizio.

IRENE
Conoscevo molto male il mondo della Fita e del teatro amatoriale, perché vengo da studi teatrali e professionismo. Ho notato che c'è molta più passione qui. Tra i professionisti c'è spesso la mancanza di socialità, di comunità, che invece qui è ben sviluppata e che è un vanto per tutta la nostra Federazione. Per questo vi ringrazio molto per questa esperienza. Spesso ci dimentichiamo di trasmettere queste cose all'interno della comunità e dei gruppi che frequentiamo. Spero che questo laboratorio sia una spinta per poter portare questo dialogo teatrale, ma soprattutto sociale e comunitario, anche all'esterno, a tutte le persone che incontreremo.

GIOVANNI
Se dovessi riassumere questa esperienza in due parole sarebbero: relazione e libertà. “Relazione”, perché al cinema vedi grande, tutto perfetto, ma la magia del teatro è il vero e la possibilità di interagire non solo con le persone che hai accanto ma anche con quelle che hai davanti. In questi giorni la relazione è quello che ci ha maggiormente guidato, coi nostri compagni, coi docenti, coi ragazzi che abbiamo incontrato ieri. La magia del teatro è questa: la possibilità di incontro, di tessere relazioni e legami e di creare delle relazioni, alcune cose che sono andate perse o che limitiamo (come finte relazioni che passano attraverso un mezzo). Riscopriamo l'autenticità dell'incontro e del parlare. E “libertà”, in quanto in questi giorni, personalmente, ho riscoperto la possibilità di non seguire necessariamente qualcosa di prestabilito, a priori, ma la possibilità di tirar fuori quello che ho e abbiamo dentro, senza vincoli: la bellezza, le cose che nascondiamo, che mettiamo da parte, ma in certi momenti, aiutati da uno strumento come il burattino, riusciamo a tirare fuori. Quindi devo proprio ringraziare il teatro per averci permesso tanto.

In occasione dell’incontro conclusivo, un ringraziamento ai ragazzi, ai docenti e ai partner è venuto da Mauro Dalla Villa, presidente Fita Veneto, affiancato – a nome della Federazione nazionale, ideatrice di Fondamenta – dal vicepresidente Aldo Zordan e dal tesoriere Giuseppe Minniti, nonché dal responsabile del progetto, Giulio Ustica. Molto soddisfatti per i risultati anche la presidente di Pianeta Handicap Adelia Ciciliato, il sindaco di Adria Omar Barbierato e la consigliera delegata alla Cultura Oriana Trombin, così come la consigliera Maria Luigia Michelazzo a nome di Monticello Conte Otto.
L’evento si è concluso con un momento conviviale nel giardino del Museo archeologico, a cura dell’Istituto alberghiero “G. Cipriani” di Adria.

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