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Editoriale

di Mauro Dalla Villa
Presidente regionale Fita Veneto

Professionisti o amatori?
Deve proprio
essere un problema?

Il periodo estivo è di solito associato a vacanze, viaggi e riposo. Ciononostante, possiamo dire che il teatro non va in vacanza e sicuramente non ci va la nostra Federazione. Se è vero che buona parte dei teatri sono chiusi, infatti, è anche vero che le nostre Compagnie continuano a proporre numerosissimi appuntamenti in versione estiva: piazze, arene, cortili e giardini, oltre ai tanti pregevoli siti storici ed artistici della nostra regione, accolgono in questi mesi una grande quantità di spettacoli teatrali e tanti di questi sono realizzati da nostre Compagnie. Un tempo non lontano, gli spettacoli estivi erano considerati una “evasione leggera” e quasi del tutto appannaggio di Compagnie amatoriali. Non è più così.

Da tempo assistiamo ad un incremento delle proposte provenienti da più parti, che contribuiscono a regalare una programmazione senza interruzioni agli appassionati della cultura teatrale. È pertanto possibile trovare spettacoli per tutti i gusti e dei più svariati generi: dalla gettonatissima commedia alla danza, dalla musica classica fino, seppur raramente, alla tragedia. In tante occasioni, dicevo, si tratta di spettacoli non soltanto amatoriali, ma di numerose organizzazioni professionistiche.
Ma tanto è ormai comune trovare festival e rassegne professionistiche, quanto veder emergere la consueta polemica verso le Compagnie amatoriali, colpevoli, a sentire alcuni professionisti, di danneggiare il loro lavoro.
Abbiamo imparato a convivere con queste discussioni, che mai trovano confronto aperto, ma sono semplicemente espressione di qualcuno - neanche tanti, in realtà - che forse si sente minacciato da chi, senza particolari interessi, fa teatro per passione, condividendola con un pubblico generoso, affezionato e numeroso. Ma se un professionista teme che gli amatori gli rubino spazi e occasioni, penso dovrebbe preoccuparsi più della sua professionalità, che della capacità degli altri di proporsi.
Tante volte a suffragio della propria ragione si ricorre al concetto di qualità e cultura, pensando siano appannaggio solo di chi sceglie di fare del teatro una professione, quando sappiamo bene che “professionista” non necessariamente è sinonimo di “professionale”. Così come “amatoriale” non significa per forza “scadente”.
Non è questo il luogo per aprire un dibattito, così come non è opportuno montare un caso su una diatriba che non ha soluzione; non ci sono vincitori o vinti. Semplicemente, da sempre, c’è chi fa teatro per vivere e chi vive con la passione per il teatro. Non sempre i primi lo fanno per passione, certamente i secondi possono scegliere di non farlo, non avendone necessità.
Il mondo amatoriale è formato da un grande numero di Associazioni con migliaia di appassionati che praticano la cultura teatrale per diletto, appunto, ma in tante situazioni con altissimo impegno e significativo livello qualitativo. Nella maggior parte dei casi si tratta di soggetti che, da non professionisti, si dimostrano molto professionali; tanti di questi hanno scelto di approfondire la loro cultura, di mettersi alla prova formandosi in modo accurato e tenendosi anche aggiornati sulle tecniche e le sperimentazioni in ambito teatrale. Sentirsi accomunare in un unico stuolo di incapaci buontemponi ferisce e disturba, Soprattutto se a farlo sono persone che magari giudicano senza conoscere nulla o ben poco della nostra attività.
Chiudiamo qui la questione, lasciando a ciascuno le proprie riflessioni. Una su tutte: comprendere quanto sia sempre più indispensabile essere professionali, non certo per confrontarci con chi fa del teatro la propria professione e neppure per assomigliargli come brutta copia, ma semplicemente per fornire il nostro prodotto in maniera apprezzabile, approfondita e adeguata. Le critiche che riceviamo ci spingano a migliorarci. Non sono i testi che rappresentiamo il problema, ma è un problema se li proponiamo male; testi belli o argomenti interessanti con una messa in scena scadente o una regia approssimativa non rendono un buon servizio al teatro, al pubblico e a noi stessi. Approfittiamo dei servizi federativi, delle occasioni di incontro e formazione per migliorare il nostro fare teatro. Ne gioveremo tutti in soddisfazione personale e, più in generale, nel senso più profondo del nostro essere teatro “amatoriale”.
A tutti buone vacanze e buon teatro.