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PRIMO PIANO - Obiettivo Formazione

Il raddoppio in Veneto del progetto "Fondamenta - Una rete di giovani per il sociale" conferma la validità della proposta, rivolta a ragazzi dai 18 ai 30 anni interessati all'uso del teatro in ambito sociale. Dopo Adria (Ro), il prossimo workshop si terrà a Monticello Conte Otto (Vi) dal 3 al 6 ottobre, con iscrizioni fino al 18 settembre. Ma parliamo anche di altri eventi nel territorio, fra corsi per adulti, incontri formativi e percorsi speciali.

QUI ROVIGO - QUI TREVISO - QUI VICENZA

PERCORSO PER LE COMPETENZE TRASVERSALI: ATTO II A NOVENTA VICENTINA

È fissato per mercoledì 18 settembre il termine per iscriversi al progetto "Fondamenta - Una rete di giovani per il sociale" che, dopo il pieno successo riscosso ad Adria (Rovigo) dal 6 al 9 giugno scorsi, approderà con una nuova tappa veneta a Monticello Conte Otto, in provincia di Vicenza, da giovedì 3 a sabato 5 ottobre, con evento finale domenica 6.
“Fondamenta” è il progetto nazionale che la Federazione Italiana Teatro Amatori sta rivolgendo in tutta Italia a persone tra i 18 e i 30 anni interessate all'applicazione dei linguaggi teatrali in ambito sociale, come strumento per agire in situazioni di disagio o di fragilità. Consiste in un workshop di formazione gratuito, curato da Fita Veneto, con i due Comuni coinvolti come partner istituzionali.

Il percorso formativo sarà articolato in diciotto ore, suddivise in tre moduli: il primo di carattere informativo/esperienziale, condotto da Guido Zovico, "tessitore sociale" di lunga esperienza, noto tra l'altro come co-fondatore del Festival Biblico e responsabile dell'area partner e fund raising di "Padova capitale europea del volontariato 2020"; il secondo di didattica frontale e il terzo in forma laboratoriale, con al centro il teatro di figura, entrambi guidati da Biagio Graziano, educatore musicale e teatrale ed esperto di tecniche di educazione attiva, e Matteo Corbucci, docente di Pedagogia sperimentale all'Università di Roma "Sapienza".

Il bando relativo al Veneto sarà disponibile nei siti nazionale www.fitateatro.it e regionale www.fitaveneto.org, insieme alla scheda per le domande di partecipazione, che saranno saranno selezionate da una commissione. I partecipanti dovranno raggiungere con mezzi propri il luogo di svolgimento del workshop; l'alloggio (solo per i residenti oltre i 30 km) e il vitto saranno a carico dell'organizzazione.
Il progetto è realizzato in partnership con l'Associazione Nazionale di Azione Sociale (Anas) e il Comitato Fita di Pordenone, ed è reso possibile dal finanziamento ottenuto dalla Federazione vincendo un apposito bando del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La prima tappa, svoltasi come detto ad Adria, ha avuto esiti al di là delle migliori aspettative. Un bellissimo gruppo di giovani corsisti, motivati e partecipi, pronti a mettersi in gioco, nel senso più pieno e alto del termine; e viva e arricchente la collaborazione dell’Associazione Pianeta Handicap – Mosaico Friends di Adria.
Nella giornata conclusiva di quell’appuntamento avevamo raccolto le testimonianze di alcuni corsisti, pubblicandole nel nostro numero di giugno. Ora, in vista del nuovo appuntamento, abbiamo chiesto loro di inviare un messaggio a chi pensa di prendervi parte nella tappa di Monticello Conte Otto, spiegando perché ne vale la pena e che cosa ha lasciato loro, da un punto di vista sia personale che professionale.

ALESSANDRA BARDELLA
Partecipare all’esperienza del progetto Fondamenta per me è stata un’occasione di avvicinamento ad alcune tematiche - il teatro in questo caso - che non avevo mai avuto modo di approfondire, ma che sapevo avere benefici anche quando declinato nel sociale, nei contesti di emarginazione e fragilità. Lavorando in ambito socio-educativo non potevo non cogliere questa occasione di approfondimento e condivisione rispetto alle potenzialità che l’uso del linguaggio teatrale ha.
Indubbiamente questa esperienza è stata positiva e mi ha permesso di conoscere persone che di teatro sono appassionate e addirittura ne ha fatto un lavoro; la cosa che più mi è piaciuta, però, è stato vedere un gruppo, composto da persone diverse, con diverse esperienze personali, formative e lavorative, concorrere per un unico grande obiettivo, come se si collaborasse tutti assieme quasi da sempre (devo sottolineare la bravura di chi il gruppo lo ha condotto) e sono rimasta particolarmente affascinata dall’autenticità e dall’accessibilità che uno spettacolo teatrale può offrire, in particolar modo l’uso del teatro con i burattini, strumenti molto semplici che però riescono a ridurre all’essenziale le capacità espressive (da qui l’accessibilità a tutti).
Penso applicherò quanto appreso dal workshop nel mio ambito lavorativo, soprattutto per affrontare temi legati al riconoscimento e all’espressione delle emozioni.

ANNA BASSO
Il progetto Fondamenta è utile per tutti coloro che vogliono entrare a cuor leggero nel mondo del teatro e della terapia. Lo consiglio a tutte quelle persone che hanno voglia di mettersi in gioco con sincerità e giocosità. Riscoprire una vecchia tradizione teatrale come quella dei burattini è stato fantastico. La spontaneità e il gioco che si sono creati con il gruppo e gli insegnanti hanno reso tutto molto coinvolgente. Ogni “sbaglio” nella messa in scena diventava un pretesto per reinventare la storia che si stava raccontando. Non credo che riutilizzerò in ambito lavorativo quello che ho compreso, ma sicuramente voglio approfondirlo individualmente. La giornata passata con i ragazzi e le ragazze diversamente abili è stata intensa, mi ha coinvolta molto emotivamente e mi ha lasciata piena di belle immagini. Partecipate: tre giorni forse non sono abbastanza per creare delle fondamenta, ma sono utili per assaggiare e aprire una strada verso qualcosa di buono e di grande valore.

BENEDETTA CHIAROMONTE
Fondamenta è un progetto che nella sua semplicità può darti quello che stavi cercando, oppure quello che non stavi cercando e non pensavi di desiderare, ma dopo quei tre giorni ti sorprendi di quello che hai provato. Sono “semplicemente” tre giorni in cui ti trovi a condividere spazi, dialoghi, pensieri con persone con un percorso di vita molto diverso dal tuo, ma con un denominatore comune che vi unisce: il teatro. E questo è solo il punto di partenza. Il tutto è poi unito a un percorso, breve ma intenso, fatto con insegnanti ottimi e preparati, che oltre a portare le loro competenze portano il loro supporto. Fondamenta è un piccolo bagaglio che puoi riempire di nozioni, di progetti ma anche di sorrisi e della vita degli altri. E quando torni a casa puoi decidere di aprirlo e magari, in futuro, di fare un bagaglio più grande per partire nuovamente.

FEDERICA GRIGOLO
Ciao, sono Federica e ho partecipato lo scorso Giugno al progetto Fondamenta. Lavoro per Attivamente, una cooperativa del Basso Polesine, che realizza progetti rivolti a ragazzi disabili. Negli scorsi anni avevamo realizzato degli spettacoli di burattini rivolti a bambini, ma senza nessuna esperienza in merito, quindi ho colto l’opportunità per formarmi.
È stata un’esperienza davvero completa ed appagante, mi ha fatto mettere da subito in gioco in prima persona, dandomi un sacco di spunti validi e spendibili con i ragazzi, con i quali ci siamo confrontati proprio l’ultimo giorno. Io, che già li conoscevo, ho toccato con mano quanto questo metodo di lavoro possa essere utile per farli esprimere al meglio. Con il mio gruppo di lavoro, stiamo già progettando la realizzazione di un nuovo spettacolo che porterà molto di questa esperienza.

IRENE BEDIN
Quando mi sono iscritta al workshop di Teatro per il sociale organizzato dalla Fita, devo ammettere di non averlo fatto con grandi aspettative. Non conoscendo né l'associazione, né gli insegnanti proposti, fu soprattutto la tematica che mi incuriosì a tal punto da inviare la mia candidatura. Nel corso dell'anno avevo lavorato con ragazzi svantaggiati per i doposcuola, esperienza che mi era molto piaciuta, ed inoltre iniziavo a cercare un modo per reinserirmi nel mondo teatrale, che da un po’ avevo abbandonato: il bando della Fita cadeva proprio a pennello.
Dopo un primo momento di diffidenza nei confronti della nuova situazione e di persone sconosciute, posso dire che quei tre giorni passati ad Adria si sono rivelati sorprendentemente stimolanti.
La passione e le conoscenze trasmesseci dagli insegnanti e l'affiatamento nato all'interno del gruppo dei partecipanti ha reso il laboratorio un'esperienza per me impagabile. Non solo poter discutere di teatro e comunità, ma anche toccare con mano quello che quest'arte potrebbe riuscire a fare per quelle persone che la società ritiene svantaggiate era esattamente la spinta di cui avevo bisogno per rimettermi in gioco.

FRANCESCO MARIA ARA
Sono Francesco, ho vent’anni e sono studente alla facoltà di Chimica dell’Università di Padova. Mi sono avvicinato al teatro da bambino perché anche mio padre coltiva la stessa passione. Fino a questo momento la mia esperienza teatrale è stata limitata alla partecipazione al gruppo teatrale del liceo che ho frequentato e a una piccola particina in uno spettacolo di mio padre; ho deciso di partecipare al Progetto Fondamenta, per provare un’ esperienza diversa. Infatti mi sono trovato con persone tutte già impegnate, a vario titolo, nel sociale, che avevano l’obbiettivo non tanto di apprendere nuove tecniche teatrali quanto piuttosto di utilizzare il mezzo teatrale a fini sociali. Era una prospettiva alla quale non avevo mai pensato. L’esperienza con persone più grandi e diverse da me mi ha arricchito perché mi ha fatto conoscere sensibilità differenti dalla mia, e mi ha fatto comunque capire non solo che il teatro può avere una funzione di promozione dell’uomo se organizzato in progetti di inclusione sociale destinati a singole categorie di persone quali anziani, disabili, detenuti; ma in fondo svolge questa stessa funzione tutte le volte in cui una compagnia amatoriale come quella della quale faccio parte, porta un suo spettacolo, sostanzialmente gratis, in piccole realtà alle quali il teatro dei professionisti mai arriverebbe e costituisce un momento di aggregazione sociale e di crescita culturale per il pubblico che vi partecipa.

GIORGIA BRANDOLESE
Vale la pena partecipare a questo progetto e non servono grandi perché. Non servono perché è nel momento in cui ti metti in gioco che capisci il motivo che ti ha spinto ad esserci. Si tratta di ascoltare ed ascoltarsi, di recitare e di giocare con ruoli che non sono ruoli, con maschere che non sono maschere, ma con persone che sono tali e con cui condividere un pezzo della propria vita è stato “fondamentale”.
Non ho ancora avuto modo di mettere totalmente in pratica quanto imparato e vissuto in quei giorni, forse perché ancora devo trovare la mia strada. Ma sicuramente sarà un modo per vivere il mio futuro in relazione con gli altri, anche nel mondo professionale, con un occhio di riguardo per tutti. Perché totale inclusione è Fondamenta, oltre il teatro, oltre la creatività.

GIOVANNI GOTTARDO
Il Progetto Fondamenta è prima di tutto un’esperienza umana. Nei quattro giorni di attività, infatti, la persona nella sua interezza è al centro di laboratori e seminari condotti da professionisti provenienti da tutta Italia. Parole come empatia, gruppo, ascolto, relazione, rispetto e fiducia vengono indagate e riscoperte nel loro valore autentico non solo in maniera teorica ma anche pratica attraverso il “gioco” teatrale. In quest’ottica lo spettacolo teatrale perde una valenza performativa e diventa luogo dell’incontro con gli altri e della riscoperta di sé. Attraverso questo teatro “Fondamenta-le” è possibile trovare punti di unione con altre persone indipendentemente da eventuali diversità e disabilità.
Il percorso proposto si arricchisce con nozioni e spunti di carattere artistico, importanti per la messa in scena del “momento teatrale”, per creare un contesto pulito e protetto necessario per l’incontro; ma anche informazioni basilari di natura pedagogica e sociologica.
Attraverso il Progetto si riscopre l’importanza dell’incontro, della relazione diretta, non mediata dalla sterile tecnologia che depersonalizza e appiattisce. Con il teatro ci si mette in gioco, ci si racconta, ci si emoziona rendendo possibile la creazione di ponti e di legami con l’altro, capacità non solo basilari, ma addirittura “Fondamenta-li” al giorno d’oggi.

ILARIA MUTTERLE
Ciao, sono Ilaria e ora ti spiegherò, attraverso il titolo, ciò che è stato per me il progetto. “Fondamenta - Una rete di giovani per il sociale” non poteva essere più azzeccato. Fondamenta: proprio come le fondamenta di un grande palazzo, solide e ben salde al terreno, l’organizzazione delle attività è curata nei minimi dettagli. Rete: come quella del pescatore del Principe Granchio, protagonista della storia su cui abbiamo lavorato, e come quella che abbiamo cercato di creare nei giorni che abbiamo condiviso. Da quest’esperienza ho assorbito moltissime emozioni, apprezzando varie sfaccettature dell’interazione tra persone, anche attraverso il teatro di figura. Giovani: ragazzi coetanei poiché la differenza d’età è stata impercettibile; tutti baldi venticinquenni pieni di vita da raccontare ed ascoltare. Sociale: questo termine voglio lasciarlo in sospeso, perché i docenti (persone veramente qualificate, disponibili e molto gentili) sapranno spiegarlo molto meglio. Quindi il mio consiglio è: metti da parte qualsiasi dubbio ed iscriviti per vivere un’esperienza che ti rimarrà nel cuore e ti farà vedere le cose in maniera diversa.

SILVIA DALL’ARA
L’esperienza al workshop del progetto Fondamenta è stata molto interessante da diversi punti di vista: è stata un’opportunità di aggregazione e conoscenza che mi ha consentito di rapportarmi e interagire con altre persone; è stata un’occasione di approfondimento delle tecniche teatrali come strumento per agire nel sociale, che mi ha permesso di svolgere anche attività di laboratorio sicuramente utile per la futura realizzazione di progetti e piani di lavoro in situazioni di disagio e fragilità. Sono stati tre giorni molto costruttivi anche dal punto di vista motivazionale per intraprendere la strada a cui tengo: l’insegnamento. Mi ha infatti preparato al contatto umano e ad utilizzare la comunicazione verbale e la pratica di laboratorio per trasmettere in maniera positiva ed entusiasmante i valori in cui credo, senza barriere o differenze. Un’esperienza che raccomando caldamente a tutti coloro che sono interessati ad operare nel sociale, nei progetti didattici e di educazione attiva.


QUI ROVIGO
Alcuni incontri per parlare di teatro, per scambiarsi informazioni tecniche ma anche spunti di riflessione. È accaduto a Rovigo, dove il Comitato provinciale Fita presieduto da Roberta Benedetto ha organizzato negli ultimi mesi un paio di occasioni speciali rivolte ai propri iscritti, aprendo una strada che proseguirà anche dopo la pausa estiva.
Il 29 maggio scorso, ad Arquà Polesine, si è parlato di comunicazione su misura per le compagnie teatrali con Alessandra Agosti, giornalista con una lunga esperienza nel settore. I partecipanti hanno così potuto conoscere le regole di base per la stesura e l’invio di un comunicato stampa, l’uso delle immagini, l’utilizzo efficace dei social e, in generale, il rapporto con gli organi di informazione.
Il 23 giugno a Porto Viro, invece, giornata di festa per le compagnie Fita del Rodigino con la partecipazione dell’attore, autore e regista Armando Carrara e di sua madre, l’attrice Argia Laurini: eredi di due tra le più celebri e storiche famiglie teatrali italiane, che hanno messo la loro esperienza a disposizione dei partecipanti, stimolando interessanti riflessioni.

QUI TREVISO
Il Comitato di Treviso è da sempre particolarmente attento al tema della formazione. «Nei prossimi mesi - spiega il presidente provinciale Mattia Zorzetto -, dopo il buon successo dello scorso anno stiamo pensando di riproporre in autunno una seconda edizione del corso base di trucco teatrale, assieme ad un secondo modulo per chi ha già partecipato a quello precedente. Come nuovo progetto, invece, vorremmo far partire un ciclo di incontri sulla storia della regia teatrale, possibilmente prima della fine dell'anno, per riflettere sulle varie tematiche connesse a questo ambito, anche per ottenere spunti validi per tutte le nostre compagnie».
Una particolare novità riguarda però il progetto “afFI(a)TAti”, attivo con successo già da alcuni anni: «Per la realizzazione del laboratorio iniziale – spiega Zorzetto - e per la successiva regia dello spettacolo, con attori provenienti da varie compagnie del territorio e da presentarsi durante la serata conclusiva della rassegna autunnale di Fita Treviso, abbiamo deciso di rendere ancor più "del Comitato" il progetto: abbiamo sempre chiesto a stimati e riconosciuti registi del territorio di occuparsene, ma questa volta siamo partiti dall'idea che anche tra le nostre compagnie ci sono bravi artisti della scena (i premi degli ultimi anni ricevuti nella Marca parlano da soli) ed è per questo che, dopo un piccolo bando di concorso aperto ai nostri registi, la scelta è caduta su Francesco Boschiero di Arte Povera. Sarà lui a condurre questo percorso formativo, che si concluderà con la massa in scena de “Il processo” di Franz Kafka».

QUI VICENZA
Ha certamente lasciato un segno profondo nei partecipanti il corso dal titolo “La parola e il suo contrario” che l’attrice e formatrice Crescenza Guarnieri ha tenuto a Vicenza, su invito del Comitato provinciale Fita, tra aprile e giugno. Tredici i corsisti provenienti da sette compagnie, che ora sono già pronti a proseguire il viaggio nelle emozioni avviato con l’artista, questa volta con un percorso più finalizzato ad affrontare la creazione di un personaggio per la messa in scena di uno spettacolo.
Una frase rimasta nella mente e un oggetto “del cuore”: partendo da questi due semplici input, Guarnieri ha invitato i partecipanti al corso ad improvvisare alcune situazioni che li contenessero; a ciascuno ha poi assegnato un breve testo, e da lì è stato costruito un copione. Il tutto cercando sempre di rimanere nella “verità” di ciascuno, senza l’aiuto di particolari tecniche teatrali.
Al termine del laboratorio si è tenuta una restituzione dal titolo "L'inganno… o forse no", aperta al pubblico al Teatro San Marco di Vicenza: una divertente e ironica carrellata di "non personaggi" in cui a ciascuno è stato chiesto di interpretare se stesso, dando sfogo a emozioni e ricordi suscitati dall’oggetto su cui aveva lavorato.
Apprezzatissimo – come detto - il corso guidato dalla Guarnieri, che nel suo svolgimento così come nello spettacolo conclusivo ha visto crearsi una magica alchimia tra sconosciuti molto diversi per età (tra ventenni e ultrasessantenni) ed esperienza teatrale, che su e già dal palco hanno condiviso emozioni intime con grande naturalezza e coinvolgimento. L’attrice ha trasmesso il suo personale stile recitativo, incentrato nell'imparare a "stare dentro” il proprio personaggio, ad essere veri e naturali, a non "recitare" ma “giocare” con se stessi e il pubblico.


PERCORSO PER LE COMPETENZE TRASVERSALI: ATTO II A NOVENTA VICENTINA

Interno02Riprenderà a Noventa Vicentina, con l’avvio del nuovo anno scolastico, il Percorso per le competenze trasversali (già Alternanza scuola lavoro) dal titolo "Drammatizzazione ed Architettura dello Spazio Scenico", con la Federazione Italiana Teatro Amatori partner dell’Istituto d'Istruzione Superiore "Umberto Masotto", del Comune di Noventa e della compagnia locale Amici del Teatro "Dino Marchesin".
Nel numero di aprile avevamo conversato con l’Ideatore e tutor esterno del progetto, prof. Franco Bellin, attore e regista della “Marchesin” oltre che, per molti anni, docente in uno degli istituti del complesso scolastico noventano. Insieme a lui scopriamo ora come proseguirà questo percorso, che coinvolge una decina di studenti delle classi III e IV dell'Istituto "Masotto" e vede impegnato come tutor interno il prof. Antongiulio Barbujani, referente dell'Istituto per il teatro.

Come proseguirà questa esperienza?
La seconda parte del progetto vedrà il perfezionamento della produzione su cui stiamo lavorando ("Viaggio a Parigi", atto unico di Massimo Dursi) con l’allestimento di un piccolo atto teatrale prima delle vacanze natalizie. Non ci siamo visti per un po’, dopo la conclusione il 20 maggio della prima parte del percorso, per l’intensificarsi degli impegni scolastici di fine. Adesso però ci troviamo una volta ogni due settimane: è stata una richiesta degli stessi ragazzi, per tenere contatti e fare in modo che a settembre non si riparta da zero.

Quindi porterete avanti quell’avvicinamento al teatro che è tra gli obiettivi di questo progetto…
Certamente, e sotto i più diversi aspetti, dalla recitazione alla regia, dall’ideazione alla realizzazione di scenografia, costumi, luci... insomma tutto quello che gira intorno ad una produzione teatrale. Io sono presente, offro dei suggerimenti quando lo ritengo necessario, ma cerco il più possibile di lasciar lavorare i ragazzi.

Da un punto di vista creativo, che cosa sta rilevando?
Ho notato quanto i giovani siano influenzati da cinema e televisione, una “deformazione” che a volte è difficile sradicare dalla loro creatività: puntiamo a far capire loro che il teatro è un’altra cosa, e che linguaggi come quello cinematografico e televisivo possono essere interessanti e se ne può tener conto nell’immaginare un allestimento, ma non con un semplice copia e incolla.