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Festival /2

Le interviste:
Zordan e Bonomo

La 31ª edizione del Festival nazionale porta con sé anche la 25ª stagione del Premio Faber Teatro, ambitissimo riconoscimento messo in palio da Confartigianato Vicenza, storica partner della manifestazione: chi lo vince si esibisce al Teatro Olimpico.

Nuova edizione per la Maschera d'Oro, la trentunesima della sua storia. Una macchina che viaggia a pieni giri, forte di ingranaggi ben oliati, pur nelle mille difficoltà di questi tempi duri per la cultura e lo spettacolo. Ma il Festival nazionale di Fita Veneto è un fiore all'occhiello sempre fresco e dai colori vivaci, che ogni anno attira spettatori sicuri di trovare, nel suo cartellone, proposte di qualità, originali e varie. Sarà così anche quest'anno, da sabato 9 febbraio a sabato 30 marzo, come conferma Aldo Zordan, presidente del Festival, nonché vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Teatro Amatori.

aldo zordan in

Edizione numero 31 per la Maschera d'Oro: tanta esperienza, ma l'emozione è quella di sempre?
Assolutamente sì: anzi, direi che aumenta ad ogni edizione. Perché se è vero che l'esperienza aiuta per la parte organizzativa e logistica, il fatto che da 31 anni proponiamo un grande festival come la Maschera d'Oro comporta un senso di responsabilità e un desiderio di migliorarsi sempre maggiori.

In effetti le aspettative sono alte, fin dalle candidature...
Ci siamo resi conto che rispetto ai primi anni, e sempre più con il passare del tempo, il livello delle proposte che arrivano alla segreteria del festival è via via più alto. Pensiamo che il motivo sia duplice: da un lato, è evidente come il mondo del teatro amatoriale sia cresciuto in qualità nel suo complesso, e mi permetto di dire che a questo ha contribuito molto l'attività della nostra Federazione, affiancando le compagnie sul piano formativo, culturale e tecnico; dall'altro, è altrettanto evidente che il nostro Festival è noto per la sua severità, per le maglie strette delle sue selezioni, che passano attraverso due fasi; ma a queste, appunto, ormai ne aggiungerei una terza: quella compiuta dalle stesse compagnie "a priori", che se decidono di iscriversi alla Maschera lo fanno perché davvero convinte del proprio allestimento.

Tra i meriti riconosciuti al festival vi è da sempre quello di proporre un cartellone vario e non consueto. Sarà così anche quest'anno?
Senza dubbio, sia sul versante della qualità - fra commedie, drammi, spettacoli musicali, classici della drammaturgia e lavori meno noti – sia su quello dell'originalità, con alcuni allestimenti raramente frequentati, che il pubblico del festival avrà l'occasione di conoscere o riscoprire. Non ci siamo mai posti il problema del botteghino: la qualità è l'unica discriminante di cui teniamo conto, e i risultati di pubblico che otteniamo ci confermano che questa è la scelta giusta.

Un appuntamento molto caro al festival è il concorso di critica rivolto agli studenti delle scuole superiori. Che cosa rappresenta per questa manifestazione?
Siamo molto legati a questo concorso, che ci consente di far avvicinare i giovani al teatro in maniera attiva e, nel vero senso della parola, critica. A loro e ai loro docenti offriamo l'occasione di assistere a due degli spettacoli in cartellone, sui quali sono poi chiamati a produrre una critica di taglio giornalistico. Offriamo anche un incontro preparatorio, durante il quale vengono illustrati gli elementi di base della critica teatrale e si parla insieme dei testi e degli autori con i quali si confronteranno. La scelta è caduta quest'anno su "Yerma" di Federico Garcia Lorca, sul tema della genitorialità da un punto di vista sia individuale che sociale, e su "Oh... che bella guerra!", sul tema del conflitto. Questo concorso è prezioso per i ragazzi e le scuole, ma direi che lo è per tutti: offre l'occasione di leggere tematiche cruciali attraverso gli occhi dei giovani e anche, da un punto di vista squisitamente teatrale, ci fa capire con quali occhi le nuove generazioni osservano l'atto spettacolare.

Un altro appuntamento speciale per la Maschera d'Oro è quello con il Premio Faber di Confartigianato Vicenza, che quest'anno festeggia 25 anni...
Dire che siamo legati e grati a Confartigianato Vicenza per questo riconoscimento è riduttivo. Per le compagnie che vincono il festival, esso rappresenta un valore aggiunto straordinario, perché apre loro le porte dell'Olimpico di Vicenza, gioiello di Andrea Palladio e teatro coperto più antico del mondo: una cosa che fa tremare le ginocchia solo a pensarci. Ma il senso profondo del Faber va anche al di là di questo: è il simbolo della convinzione, che condividiamo da 25 anni con Confartigianato Vicenza, che mondo della cultura e mondo dell'impresa possano e debbano creare sinergie, perché la cultura deve essere considerata una voce economica rilevante (soprattutto in un paese ad alta "densità culturale" come il nostro); e perché l'impresa, quando persegue la qualità attraverso la creatività, il talento e la passione, diventa anch'essa autentica cultura.

Parliamo ancora di sinergia: che ruolo ha per il vostro festival?
"Chi fa da sé fa per tre", si dice. E spesso è proprio così. Ma alla "Maschera d'Oro" preferiamo il detto "l'unione fa la forza", che può fare la differenza quando ognuno dà il massimo in termini di impegno, idee ed energie. Il nostro festival non avrebbe resistito 31 anni se non potesse contare su sinergie solide ed efficaci: da quelle al suo interno, grazie all'azione infaticabile dei tanti volontari e collaboratori che danno il meglio per la sua riuscita; a quelle che abbiamo stretto con partner come la Regione del Veneto, la Provincia e il Comune di Vicenza, Il Giornale di Vicenza o la già ricordata Confartigianato provinciale, che sono al nostro fianco perché credono in questo festival e in ciò che rappresenta per il pubblico e per il territorio.

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Importante dunque il connubio con Confartigianato Vicenza per il Premio Faber, come conferma il presidente dell'associazione imprenditoriale, Agostino Bonomo.

bonomo in

Il Premio Faber Teatro, venticinque anni dopo. L'affinità tra i mondi dell'imprenditoria artigiana e del teatro amatoriale si è rivelata una giusta intuizione, dunque?
Confartigianato Vicenza crede nel Premio Faber da 25 anni; grazie a questa iniziativa, tra l’altro, si sono avvicinate al mondo della cultura e del teatro anche una serie di categorie. Faccio riferimento a tutte quelle che hanno a che fare con le scenografie, con i costumi ma anche con la parte elettrica; per qualcuno è diventato un mercato di nicchia assolutamente fiorente nel quale è anche bello lavorare.

Lei sottolinea spesso le potenzialità economiche della cultura. Le imprese artigiane vicentine come si muovono in questo ambito?
Il teatro amatoriale, la cultura e l’artigianato stanno vicini perché oltretutto i primi sono degli appassionati di teatro che, come l’artigiano, ogni giorno provano qualcosa di nuovo, lo mettono sotto studio, fanno delle prove e poi, quando sanno che possono dare il meglio di se stessi, lo presentano al pubblico e spesso hanno successo, come succede nel mondo dell’artigianato.

Durante la conferenza stampa del festival è stata usata l'espressione "compagni di viaggio" per indicare Confartigianato Vicenza, Fita Veneto, Comune e Provincia di Vicenza e gli altri partner coinvolti nella manifestazione. La sinergia è ancora e sempre una carta vincente?
Quando si uniscono le forze il risultato non può che essere positivo e ne abbiamo esempi eclatanti ogni giorno. Ciascuno degli attori, in questo caso il termine è più che appropriato, aggiunge qualcosa delle sue capacità e della sua esperienza onde permettere la crescita di un progetto. E l’artigianato è il perfetto esempio di quanto si può ottenere collaborando fra piccole realtà, avendo così più flessibilità e rapidità anche decisionale per raggiungere gli obiettivi.

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